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In Toscana si respira meglio ma la meta è lontana

L'Arpat ha registrato un calo dei picchi di smog ma la concentrazione media di PM10 resta alta. Ancora male le aree di Firenze e Lucca

TOSCANA — I dati sono incoraggianti ma certo ancora ben lontani da quelli che traccerebbero un quadro positivo della qualità dell'aria in Toscana. Di certo c'è che il numero di superamenti del limite dei 50 æg/m3 di polveri sottili, le cosiddette PM10, a novembre e dicembre 2017 sono calati rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo ha rilevato l'Arpat che però ha anche precisato come esistano ancora due zone della regione in cui i miglioramenti sono stati molto blandi. Si tratta dell'area lucchese e di quella fiorentina, "ma per quest'ultima area l'indice di criticità è risultato, in assoluto, molto contenuto negli ultimi due anni, a differenza della zona di Lucca", si legge in una nota. 

Il problema dello smog, in ogni caso, resta perché a diminuire sono stati i picchi di concentrazione di polveri sottili. Si tratta, per dirla con i mezzi di contrasto utilizzati, dei casi estremi in cui i Comuni optano per misure urgenti come il blocco del traffico o la riduzione dei tempi concessi per il riscaldamento degli edifici. A rimanere identica, invece, è stata la concentrazione media annuale delle polveri sottili che se da un lato si è mantenuta nei limiti, dall'altro non è praticamente mai scesa da due anni a questa parte in tutte le stazioni di rilevamento della regione. 

Per questo, secondo Arpat, non bastano le misure di emergenza, "ma occorrono interventi di carattere strutturale". Insomma, vanno presi tanti accorgimenti quotidiani, dall'uso dei mezzi pubblici invece che delle auto all'efficientamento energetico degli edifici, che nel lungo periodo incidono positivamente sulla qualità dell'aria. 


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