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La soglia d’inciampo per le vittime del nazismo

La soglia d'inciampo a Lucca, foto Facebook

Inaugurata davanti alla Pia Casa la prima soglia d'inciampo d'Italia. In Toscana saranno molte le pietre messe a dimora in memoria dell'Olocausto

LUCCA — Questa è una soglia d'inciampo, non una pietra, ed è la prima in Italia che viene incastonata davanti all'entrata di un luogo dove furono rinchiuse e poi deportate centinaia di persone verso i campi di concentramento nazisti, persone vittime dell'Olocausto e della furia nazista.

A Lucca davanti alla Pia Casa, che nel 1944 fu un terribile luogo di detenzione l'artista e inventore delle pietre d'inciampo Gunter Demning ha installato la soglia d'inciampo. 

Sulla soglia è scritto: “Pia Casa di beneficienza, 1944. Strappati alle case furono qui concentrati dai nazisti, complici i fascisti, migliaia di uomini poi costretti al lavoro coatto nel reich. Fatica, fame, malattia, sofferenze. Molti non tornarono”.

Diversamente dalla pietra d'inciampo, che ha la dimensione di un sampietrino e che ricorda una singola persona deportata nei campi di sterminio e di concentramento nazisti, la soglia nasce con l'obiettivo di portare alla luce e di imprimere nella memoria e nel tessuto urbanistico e sociale cittadino un'intera vicenda e un intero gruppo di persone, unite - come nel caso della Pia Casa - da una tragica storia personale divenuta storia collettiva di una città, di un popolo, di un Paese, di un periodo storico.

Gunter Demning poi a Firenze metterà a dimora altre pietre d'inciampo a Firenze, dove saranno in tutto cinque. Una è dedicata alla memoria di Clotilde Levi e sarà installata in Piazzale Donatello. Quella in via Gelsomino 29 è in memoria di Rodolfo Levi, Rina Procaccia, Noemi Levi, Angelo Sinigaglia, Amelia Procaccia, Alda Sinigaglia. In via Ghibellina 102 sarà messa a dimora la pietra d'inciampo in memoria di David Genazzani. Ultima tappa in via Proconsolo per l'installazione di quella dedicata alla memoria di Abramo Genazzani, Elena Genazzani e Mario Melli Genazzani. Tutte vittime dell'Olocausto, e alcune di loro mai tornate nelle loro case.

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