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Emergenza medici al pronto soccorso

Al San Luca 13 medici fanno di tutto per coprire i turni, secondo il direttore del dipartimento ne servirebbero altri 22. La risposta della Regione

LUCCA — Per il direttore del Dipartimento di emergenza-urgenza dell'ospedale San Luca, Ferdinando Cellai, la corda è tirata al massimo: 13 i medici di servizio quando ne servirebbero altri 22.

Una situazione al limite della sopportazione, con stress e turni massacranti, che potrebbe minare la qualità del servizio. Per questo Cellai ha lanciato un appello alle istituzioni e il sindaco, Alessandro Tambellini, ha chiesto un intervento deciso da parte della Regione, pur rilevando che si tratterebbe più di un problema derivante da normative nazionali.

Nei prossimi giorni il primo cittadino incontrerà anche il direttore dell'Azienda Usl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casana.

La Regione, da parte sua, ha ricordato le criticità a livello nazionale tanto che, per determinate specialità, il numero di partecipanti ai concorsi indetti a livello regionale è inferiore alle esigenze.

"La Regione Toscana - ha ricordato il presidente Enrico Rossi - non assiste certo passivamente a questa situazione di criticità, ma si è attivata da tempo per individuare e mettere in atto una serie di azioni, alcune di natura strutturale, altre a carattere temporaneo, per continuare a garantire l'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e impedire l'interruzione di servizi pubblici fondamentali. Al sindaco di Lucca che proprio oggi sollecita un incontro urgente sui problemi del pronto soccorso, rispondo subito che già nei prossimi giorni sarà fissata per questo una riunione in Regione".

Numerose le misure già approntate dalla Regione:  dalla revisione della programmazione del numero di specialisti per ciascuna disciplina all'attivazione di procedure concorsuali aperte agli specializzandi del quinto anno, in modo da accorciare i tempi amministrativi per l'assunzione al momento del completamento del ciclo di formazione curricolare.

Per i pronto soccorso, nello specifico, assieme alle organizzazioni sindacali mediche, sono stati delineate alcune soluzioni tampone, come ad esempio l'attivazione di un percorso formativo regionale di due anni, con un contratto libero professionale di formazione e lavoro, e alcune incentivazioni riservate al personale dell'emergenza/urgenza.

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